FRINGILLIA - IBRIDIA

FRINGILLIA STORY

             
             
             
 

Erano gli anni 80, io mi affacciavo alle mostre ed all’ornitologia più seria, scoprendo un mondo tutto nuovo tramite Italia Ornitologica ed i primi allevatori seri che riuscivo ad incontrare. Ricordo ancora l’emozione alla vista dei primi Gould da Settimio Coacci che, per me, è stato la porta di accesso al mondo dell’ornitocultura vera. Frequentando l’allevamento di Settimio ho avuto modo di vedere dal vivo vari Estrildidi, i primi Fringillidi esotici (Verdoni dell’Himalaya, Lucherini pettonero, Verdoni di Cina e Cardinalini del Venezuela) nonché dei Fringillidi indigeni che non avevo mai visto perché non vivono nella zona dove abito. Tra questi, a farla da padrone per numero di soggetti, gli Organetti, i Ciuffolotti e dei Verdoni grandi il doppio rispetto a quelli che ero abituato ad osservare.

Avevo 16 anni e Settimio per me era una specie di guida spirituale, forse perché avevo intuito che aveva una marcia in più e non si preoccupava soltanto di dar da mangiare ai suoi uccelli, ma anche di capirne il carattere onde assemblare al meglio le coppie per realizzare degli ibridi per allora assolutamente inediti, se non addirittura impensabili. Quando gli chiedevo di come potessero essere così belli i suoi verdoni, lui mi diceva, “sono così perché provengono dall’allevamento di Zamagni, uno di Rimini”.

In quegli anni sentii nominare Zamagni tante volte, ma mi resi veramente conto di cosa stessimo parlando, solo iniziando a frequentare le mostre. Alla mia prima partecipazione da espositore, girando per i pannelli, mi imbattei in un gruppo di Verdoni mutati dalla taglia fenomenale, dalla forma forte ed armoniosa e dal piumaggio lucentissimo. Tra loro spiccava un maschio lutino come non ne ho più visti. Quelli erano i verdoni di Zamagni, il pioniere del Verdone mutato in Italia.

L’anno successivo, a casa di Coacci conobbi Sergio Lucarini e tramite lui, anche Bruno Zamagni. Scoprii che Bruno, oltre ad avere una passione viscerale per il Verdone, l’aveva soprattutto per le mutazioni di colore in genere, tant’è che quel lutino meraviglioso con il quale aveva imperversato in tutte le mostre, lo cedette per acquistare la prima coppia di Organetti bruni, l’unica mutazione apparsa fino ad allora nei Fringillidi, oltre a quelle del Verdone.

Alla fine degli anni ’80 ebbi la fortuna di visitare il Campionato Mondiale di Pordenone e rimasi assolutamente incantato di fronte alla mutazione pastello dell’Organetto ed all’isabella del Fringuello. Di fronte a quelle due gabbie occasionalmente sovrapposte, passai delle ore, abbagliato dalle incredibili tinte dei soggetti che ospitavano.

Alle altre mostre però, oltre ai Verdoni mutati esposti da Bruno e dai suoi proseliti, non si vedeva niente di nuovo, anche se intanto delle mutazioni di colore stavano apparendo nel Lucherino (la diluito prima e la bruno poi), nel Lucherino testanera (la topazio), nel Carpodaco messicano (la feo) e nel Ciuffolotto (la pastello).

Proprio Bruno, animato dalla solita smania selettiva/conoscitiva e supportato in questo dal Club dell’Esotico di cui era membro attivo, nel 1990, a Rimini, organizzò la “Prima mostra sperimentale dei Fringillidi mutati”. Considerato che nelle mostre, allora, di Fringillidi mutati al massimo se ne vedevano 2 o 3, quella manifestazione fu un assoluto successo sia da un punto di vista tecnico, che numerico, considerando gli oltre 100 soggetti esposti. Per lo più erano Verdoni, ma c’erano anche Organetti bruni, Lucherini diluiti e Passeri mutati.

La formula vincente era rappresentata dal fatto che, rispetto alle altre mostre l’ingabbio era di venerdì ed il giudizio il sabato, il costo d’ingabbio assolutamente limitato, il giudizio eseguito esclusivamente da giudici esperti di quei soggetti ed aperto al pubblico, con inevitabile confronto tecnico tra giudici ed espositori/visitatori a giudizio in atto. Altri aspetti determinanti, la mancanza di una premiazione con metalli nobili ed il dibattito della domenica mattina alla presenza degli espositori.

La determinazione di Bruno ed il contributo allegro e fattivo di Fabio Braga, hanno fatto crescere la mostra a vista d’occhio e l’aver svincolato l’esposizione dall’obbligo del proprio RNA, ha permesso anche ai commercianti ed ai collezionisti di partecipare, facendo così conoscere a tutti gli appassionati ,in tempo reale, la totalità delle nuove mutazioni che, via via, venivano fissate in Nord Europa.

Nelle prime edizioni, sui Verdoni, i vincenti erano  Zamagni, Arlotti, Palazzi e Serafini, nei Lucherini, lo stesso Bruno, ma soprattutto Paolo Gregorutti che stava fissando mutazioni a ritmo di carica ed Alcide Bianco. Negli Organetti ancora Zamagni con i bruni, ma anche Vittorino Ronco con i primi pastello-bruni e Massimo Ragonese con i pastello. Nei Ciuffolotti per anni l’ha fatta da padrone quel simpaticone di Paolo Formenti, mentre per le mutazioni legate ad altri soggetti, come dimenticare i Fanelli ed i Verzellini esposti da Antonio Hurtado ed i Turdidi di Di Giorgio.

Negli anni, altre interessanti iniziative hanno catalizzato l’interesse su quella che intanto era stata ribattezzata “FRINGILLIA” e tra queste voglio citare l’immissione a concorso dei soggetti ancestrali e degli ibridi.

Sicuramente, ha contribuito in maniera assolutamente determinante anche il fatto che le mutazioni di colore dei Fringillidi hanno continuato ad espandersi sulle varie Specie andando a toccare anche il Cardellino, oltre a buona parte dei Lucherini e dei Verdoni esotici.

Nelle 18 edizioni fin qui realizzate, il numero dei soggetti esposti è sempre cresciuto fino ad arrivare ad oltre 1200 ed oggi come oggi, per dire di “essere i migliori” in quella determinata mutazione, bisogna aver vinto a Fringillia, il resto sono chiacchiere. Tanto per fare un esempio numerico che la dice tutta, allo stesso Campionato Italiano, i fringillidi mutati, nonostante l’assoluto prestigio della manifestazione, normalmente, non superano i 100.

Anche i protagonisti di Fringillia, negli anni, sono inevitabilmente cambiati ed a fianco dell’instancabile organizzatore Bruno Zamagni ruotano dei vincitori diversi rispetto alle prime edizioni tant’è che nei Verdoni, a fianco del campione di sempre Federico Boccarusso, si sono alternati Stelio Gulmanelli prima ed Antonio Ranghetti, Massimo Corbella e Gennaro Scarpantoni oggi. Nei Lucherini dopo l’era Gregorutti, abbiamo visto vincere con degli splendidi soggetti in tutte le mutazioni Pompeo Iannella, Massimiliano Esposto e Marco Novelli. Negli Organetti i dominatori incontrastati sono stati e sono Bruno Zamagni nei bruno, Domenico Carlomagno e Palo Melenchi nei pastello e nei bruno pastello. Nei Ciuffolotti, dopo quella di Formenti è giunta l’era di Marco Novelli e Domenico Carlomagno, mentre nei soggetti un tempo più sogno che realtà come Fringuelli e Cardellini, stanno imponendosi degli allevatori di successo come Marco Novelli e Angelino Costantini nei Fringuelli e Silvio Budellacci nei Cardellini, un tempo regno assoluto di quello che a tutti gli effetti può  essere considerato il più grande allevatore italiano di Fringillidi, ossia Paolo Gregorutti.

In tutto questo, non va mai dimenticato il ruolo determinante che alcuni commercianti, Lodato in particolare, hanno avuto sia nel computo numerico, che qualitativo di Fringillia. Grazie a loro infatti, abbiamo avuto modo di conoscere nuove mutazioni come la “scuro” dell’Organetto o l’isabella del Verdone di Cina, per non parlare di tutte le sovrapposizioni tra mutazioni nel Cardellino.

Da quello che ho scritto finora, immagino possa trasparire un fermento instancabile intorno alla mostra in oggetto, direttamente proporzionale alla frenesia organizzativa di Bruno ed alla continua comparsa di nuove mutazioni. Finora non ho parlato dei giudici esperti, che invece hanno giocato un ruolo determinante nella affermazione di Fringillia e nel farla diventare la mostra più importante del mondo sui Fringillidi mutati.

A mio modo di vedere, il giudice più preparato sui mutati è proprio Bruno Zamagni, ma essendo l’organizzatore della manifestazione, ovviamente, non ha mai potuto giudicare, anche perché, tra le altre cose, si è sempre autotassato ingabbiando un numero incredibile di soggetti, onde contribuire alla buona riuscita della manifestazione. Per lui infatti, Fringillia, non è una semplice mostra, ma un motivo di vita, un motivo per continuare ad allevare ed a rimanere coinvolto in questo controverso ambiente. Nel tempo, ha saputo scegliere tra i migliori allevatori delle singole Specie, quelli che riteneva i giudici più preparati ed alcuni di questi, anche grazie al giudizio a Fringillia, sono diventati dei veri “santoni” sulle mutazioni. Nel citarli vorrei partire da Fabio Braga e da Sergio Lucarini, per passare ad Umberto Caimi, Antonio Ranghetti e Guerino Peron, nonché Daniele Scarpa ed Emilio De Flaviiis.

Ovviamente, perché una mostra che dura solo 2 giorni, possa trovare compimento, è necessario che molti amici collaborino a realizzarla ed a smobilitarla. Tra questi, negli anni, ho avuto il piacere di conoscere Roberto Montemaggi, Loris D’Altri, Patrik Grossi, Stefano Angelini, Bruno Bernardi, Marcello Vaienti e tanti altri dei quali ora non rammento il nome.

La perseveranza di Bruno Zamagni ha trovato compimento anche nell’interesse della stampa del settore e la rivista ALCEDO in particolare, ha sempre dedicato ampio spazio a Fringillia, riprendendone fotograficamente i vincitori e mettendo in palio ogni anno un prestigiosissimo premio a tema, tra i soggetti di proprio RNA.

Relativamente al dibattito domenicale, tutti i più grandi esperti nazionali si sono alternati come relatori per trattare ora questa, ora l’altra mutazione appena fissata ed ogni volta hanno avuto la capacità di coglierne al primo colpo sia gli effetti, sia la strategia selettiva. Come dire che FRINGILLIA è sempre stata un successo, un punto di riferimento, un momento di incontro, una occasione irrinunciabile di crescita e di confronto tecnico e perché no, l’unica occasione annuale per vedere in un colpo solo così tanti Fringillidi e loro ibridi, mutati e non.

 

                                                                                                                                                                                             Renzo Esuperanzi

 

 

     

 

     
             
     

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